

Il concorso letterario "Storie d'ambiente" è stato proposto all'interno dell'edizione 2025 di BAGeL, la rassegna curata dalle biblioteche dell'Alto Garda e Ledro.
La richiesta del bando, aperto a scrittori e scrittrici maggiori di 14 anni e gratuito, era di scrivere un racconto che avesse come filo conduttore il rapporto con l’ambiente naturale o antropizzato, o l’attenzione alle sue trasformazioni e ai suoi mutamenti.
Nel corso del 2025 le biblioteche hanno inoltre organizzato 4 corsi di scrittura creativa nelle diverse sedi, tenuti dalla scrittrice Veronica Pacini, dai quali è nato un gruppo di scrittura che si trova mensilmente nelle biblioteche a rotazione.
Dei 24 racconti pervenuti, tutti di altissima qualità letteraria, la giuria, composta dalla giornalista Gabriella Brugnara e dai naturalisti Aldo Martina e Osvaldo Negra, ha selezionato i 3 migliori.
Vi presentiamo qui i nomi dei vincitori, i racconti e le motivazioni della giuria.
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Primo classificato: Marco Nicolò Perinelli (residente a Tenna) con "Il respiro del lago"

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La motivazione della giuria:
Con una scrittura nitida e immaginifica, essenziale e priva di retorica, il racconto affronta il tema ambientale trasformando il paesaggio in un organismo vivo, capace di parlare e di reagire alla presenza umana. L’incontro tra montagna e lago restituisce con forza questa continuità, quando “il confine non è mai netto: ci sono punti in cui la roccia si tinge d’azzurro e l’acqua di rame, come se si scambiassero lentamente la pelle”, immagine che rende percepibile la compenetrazione fisica e simbolica degli elementi naturali.
La narrazione intreccia con equilibrio tradizione e contemporaneità: da un lato Tilio, custode di una memoria antica; dall’altro la giovane ricercatrice che arriva su una barca bianca, spinta da un “silenzioso motore elettrico”. La dimensione scientifica si integra così al racconto senza appesantirlo, dando concretezza all’osservazione del lago. La ragazza, che da mesi ne monitora le acque, prende forma attraverso dettagli misurati e credibili — “la sua voce era chiara, quasi allegra, ma negli occhi c’era qualcosa di stanco” — mentre il lago diventa interlocutore vivo: “è come se respirasse solo a metà”, “A volte mi sembra che provi a parlarci. Solo che non capiamo la sua lingua”.
L’acqua insolitamente calda per novembre porta in primo piano la crisi ambientale e la responsabilità umana, espressa con sobrietà nel dialogo tra i due personaggi: “Non sempre è colpa nostra”. “Ma di certo non è merito nostro”. Senza cedere al didascalico, il testo coniuga osservazione, coscienza civile ed emozione.
La chiusura, affidata all’immagine di un lago che “sta solo imparando a respirare in modo diverso”, apre a una speranza misurata e non consolatoria, coerente con l’intero impianto narrativo. Per maturità stilistica, equilibrio tra poesia e concretezza e capacità di tradurre l’urgenza ambientale in esperienza letteraria, il racconto si colloca con evidenza al primo posto.
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Seconda classificata: Elena Assunta Di Gregorio (residente ad Arco) con "La strada verso l'olivaia"

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La motivazione della giuria:
Ritmo serrato, a volte quasi incalzante (come se la parola stesse al passo con la camminata che attraversa in maniera ricorrente la narrazione e ne scandisce il tempo) e linguaggio essenziale e levigato (privo di retorica e ridondanze, ancorché lirico ed evocativo) conferiscono al racconto un carattere di autenticità e immediatezza con sapore quasi autobiografico (forse lo è?).
L’incipit aggancia e coinvolge immediatamente il lettore, delegandogli un ruolo di interlocutore/ascoltatore, e il protagonista dichiarato è l’io narrante che percorre retrospettivamente la propria esistenza, anche se protagonisti profondi, tra le righe, sono il tempo e lo spazio: il tempo è il tempo dell’esistenza individuale, del suo naturale scorrere e delle rapide trasformazioni umane, sovrapposto e contrapposto per scala ad un tempo naturale “lungo” di maggiore costanza e minore mutevolezza; lo spazio è quello di un luogo geografico ben definito, fisico e interiore al contempo, che viene sapientemente caratterizzato in termini ambientali (e di cambiamenti subiti) nel mentre che se ne tratteggia il progressivo passaggio a “luogo dell’anima”.
Il legame individuale ed emozionale con il luogo salda il tempo con lo spazio, facendo da filo conduttore che raccorda per tappe il passato al presente e l’interiorità del protagonista/narratore all’esteriorità del paesaggio (di cui con dolenza, ma senza artefatta nostalgia, si registrano i mutamenti imposti dall’inesausta tendenza umana ad agire e trasformare).
L’artifizio letterario della ripetuta contrapposizione tra i due mondi (quello “di sotto” dell’estraneità e dell’anonimato, e quello “di sopra” di identificazione e di un salvifico sentirsi a casa in una natura percepita e riconosciuta), congiuntamente alla costruzione narrativa ciclica de ritorno “a intervalli” funzionano molto bene per ribadire l’intensità e la durevolezza di questo legame dell’autore con l’ambiente, e molto efficace è anche l’approdo della vicenda al presente: lo spaesamento (parziale) nel paesaggio noto e interiorizzato (“Lo ricordo bene e ora non lo riconosco più”) dà l’opportunità di aprire a una riflessione sulla contemporaneità come effetto di un mito della crescita che è fondamentalmente “la nostra incapacità a darci dei limiti”.
Il finale è decisamente poetico e ben riuscito, arrivando -almeno sul piano individuale- a ricucire la cesura che consegue allo spaesamento: l’ambiente è il punto d’arrivo e il luogo dell’accoglienza (“mi sento accolta”, “Sì, sono arrivata”) e della familiarità con gli altri esseri viventi (bellissima l’espressione “gli olivi qui io li ho battezzati tutti” che restituisce un senso di parentela e intimità) e l’identificazione della protagonista con gli elementi naturali attorno (il cerbiatto, il pollone dalle radici, il falco, il lago, il melograno…) dissolve il confine tra io e paesaggio e chiude il testo in un’atmosfera di profonda e pacificata appartenenza: ritorno, riconoscimento, radicamento.
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Terza classificata: Martina Colombo (residente a Como) con "Breve storia di un bambino e di una papera"

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La motivazione della giuria:
Il racconto è piacevole, ben costruito e originale, ironico ma allo stesso tempo spietato. Nonostante il titolo, si deduce subito che la protagonista primaria della storia è una mosca. Defilata e inosservata da tutti, ma non dal bambino, la mosca “resta sospesa in aria, quasi a volerlo proteggere”, forse guidarlo. La mosca, un essere quasi impercettibile, riesce a tracciare una rete discreta tra gli episodi, mettendo in relazione le passioni e le angosce degli umani, ed è l’unica in grado di farlo perché “è sopra tutto e tutti”. Ma mentre il suo volo apparentemente sconnesso cattura l’attenzione del lettore, ecco che irrompe cruento il tema ambientale, sotto forma di un’emergenza reale ma percepita esclusivamente dal bambino. È la sofferenza di una papera che annaspa nelle acque del lago, impotente in una lotta mortale con un sacchetto di plastica. Tutto poi torna alla normalità, perché la consuetudine è sovrana, anche di fronte alla morte. Tra le righe emerge potente un interrogativo: i grandi si accorgeranno mai di quanto siano profonde nei bambini le ferite dell’incomprensione? Riteniamo che questo racconto sveli alla fine un invito… un invito a vedere il mondo che ci circonda con gli occhi e le emozioni dei bambini. Perfino una semplice mosca lo capisce.